Nel profondo dell'Ovigo

L’Ovigo della Val Divedro è una zona in gran parte impervia, selvaggia, ma allo stesso tempo ricca di storia. L’itinerario qui proposto permette di percorrerne alcune parti poco note, dove si sono svolte vicende sconosciute alla maggior parte degli odierni valdivedrini.

DOVE

Ritrovo presso la Centrale Enel di Varzo (46.2052 N, 8.2345 E), condivisione delle auto (così da trovarne una parte al ritorno) e trasferimento a Iselle (circa 3 km).

PERCORSO

Attraversato il torrente Diveria per la passerella pedonale di Iselle, ci si trova in località Russia (670 m) dove è possibile visitare il piccolo cimitero che ospita la tomba di Frieda Brandau, la moglie dell’ingegnere che dirigeva i lavori di scavo della galleria del Sempione sul versante italiano, morta nel 1903. Si racconta che fosse deceduta durante il parto e che la piccola tomba a fianco sia del bimbo morto con lei. Alcuni però mettono in dubbio questa versione, poiché aveva già 52 anni e le cronache del tempo parlano semplicemente di “breve malattia”.

Percorso un tratto boschivo di circa 300 metri, si giunge alla forra (giürva) del rio Rovale, il primo corso d’acqua permanente che si incontra sulla catena dell’Ovigo, salendo da Domodossola, dopo il rio Beer che scende nei pressi della località San Giovanni. In condizioni normali, non conseguenti a intensi fenomeni piovosi, il guado del torrente non presenta difficoltà ma prevede comunque un piccolo salto, inferiore al metro.

Al di là del torrente ci si trova nel territorio del Comune di Varzo, all’inizio del sentiero che ho realizzato nel 2023-24. Fino al 1995, l’area era occupata da una cava di serizzo ed era attraversata da un percorso che saliva alla località Ciorcino. Quell’anno, a seguito di una forte esplosione avvenuta nel corso dell’attività estrattiva, una larga parte del versante era crollata, cancellando sia il sentiero sia la strada di servizio per i mezzi meccanici della cava. Negli anni successivi, la superficie franata è stata interamente colonizzata dalla Buddleja davidii, l’arbusto infestante tipico dei suoli degradati.

La realizzazione del sentiero ha comportato un complesso lavoro sia di scelta del percorso (la frana ha cambiato l’assetto orografico del versante, rendendo impensabile ripristinare l’itinerario originale) sia di ricerca di un terreno abbastanza stabile per potersi muovere in sicurezza. La difficoltà maggiore è però stata quella di aprire un varco tra la rete di buddleje talmente fitta da non permettere la visibilità oltre alcuni decimetri, tanto che a volte mi ci sono volute diverse ore per avanzare soltanto di un paio di metri. Durante la salita verranno illustrate la storia e le caratteristiche di tale vera e propria bomba biologica.

Oltrepassata la zona franata, lungo la quale fino al 1995 era presente anche una cappelletta, si imbocca il sentiero originale che presenta diversi punti interessanti: alcuni tratti in costa muniti di fittoni di ferro, l’attraversamento di un suggestivo canalone tra le rocce incombenti, il cammino su una cengia rinforzata da un ardito muro a secco, nonché vari punti panoramici verso Iselle, il Seehorn e il Fletschhorn.

É prevista anche una breve deviazione lungo il sentiero che sale da Nante (da me ripristinato nel 2023, con l’aiuto di alcuni volontari del Cai di Varzo) per osservare i resti di una fornace per la calce e quella che è quasi sicuramente la cappella meno conosciuta della valle.

Oltrepassati i prati della località Ciorcino (910 m), la salita continua attraverso un bosco nel quale si può osservare un’altra fornace, più piccola ma meglio conservata.

Segue un tratto boschivo reso rado da un taglio di alberi avvenuto in tempi abbastanza recenti, dopo il quale si giunge alla località Prato Grande (1139 m), il punto più alto dell’itinerario. Lì è possibile osservare una delle prime cisterne (forse la prima) costruite sull’Ovigo, datata 1888.

Imboccato un comodo sentiero, si scende alla località Facujor (1069 m), un’antica stazione intermedia della catena di fili a sbalzo che portavano la legna a valle. Sono ancora presenti due archi di metallo nei quali scorreva il cilindro di legno che serviva a tendere il cavo.

Dopo aver esposto la storia e le particolarità tecniche di tale sistema, si lascia il sentiero per scendere, lungo ripide balze, alla località La Feia (1004 m), altro punto di transito del legname, teatro purtroppo di una tragedia che nel 1947 aveva causato la morte di un boscaiolo varzese. Una croce è ancora presente a ricordo del fatto, la cui vera dinamica, inizialmente tenuta nascosta, è emersa solo in un secondo tempo. Il reperto più sorprendente della Feia è però il suo abbeveratoio pentagonale, scavato a mano in un masso precipitato nel corso di un episodio franoso e recante la data del 1786 (tre anni prima della Rivoluzione Francese!).

Attraversato un tratto reso disagevole dalla presenza di grossi sassi franati e piante cadute, si sbuca nella località La Presa (930 m), con un muro a secco curiosamente realizzato ponendo le piode “a coltello”, cioè verticalmente, e una simpatica poesia scritta sulla parete di una delle due baite, i cui tetti in piode sono stati ricoperti da tetti in lamiera.

Da lì un comodo sentiero raggiunge in breve la località Curticc (890 m), scenografico nucleo che fa bella mostra di sé tra prati ben curati e case restaurate, proprio di fronte alla rocca di Trasquera. Un insolito affresco della Madonna della Guardia di Genova, realizzato nella seconda metà degli anni ’40, ricorda una vicenda divertente che aveva visto protagonista l’allora parroco don Achille Prandina.

Dal Curticc, con un facile sentiero è possibile raggiungere in soli 15 minuti la località Salviggia (845 m), dove ci si collega al percorso della GTA (Grande Traversata delle Alpi) e si torna a Varzo attraverso la località Tugliaga (720 m). Tuttavia, se il gruppo se la sente, può essere interessante scendere attraverso la “mitica” Veia di Giansc (Sentiero delle Ghiandaie), un ripido e impervio sentiero, ormai scomparso, comparabile a una sorta di “direttissima” che piomba senza indugio sulla Centrale Enel. Lungo tale percorso è avvenuto uno dei fatti più tristi dell’intera zona: l’uccisione, nel 1930, del contrabbandiere Antonio Giovanna a opera di alcuni elementi della milizia confinaria. Una lapide scolpita nella pietra ricorda ancora tale episodio, messo a tacere dalle autorità fasciste e oggi reso noto soltanto da un rapporto dei carabinieri di allora, nonché ricordato da alcuni anziani. Pur nel silenzio degli organi di stampa, i varzesi avevano partecipato in massa al funerale del giovane, per solidarietà con la famiglia.

...e ancora

 

 

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